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Prodotto con ogni crisma e lasciato pazientemente maturare l'Amarone diventa un vino assolutamente unico nel panorama mondiale e inimitabile, dal colore intenso e luminoso, dai profumi intensi di ciliegia, ribes, cioccolato e spezie, ricco di sostanza, molto strutturato, pieno, eppure morbido, elegante, perfettamente equilibrato, dotato di una piacevolezza, di una morbidezza al gusto, di una dolcezza d'espressione, di una lunghezza che conquistano sin dal primo assaggio. A differenza degli altri grandi rossi da invecchiamento italiani, i suoi tannini rotondi, il suo frutto succoso consentono di apprezzarlo, sebbene sia un magnifico vino da invecchiamento, anche in gioventù. Un vino, di cui i più raffinati appassionati di tutto il mondo, dal Canada agli Stati Uniti, dalla Germania alla Svizzera al Giappone, hanno imparato ad apprezzare l'accento unico, il carattere spiccato di vino antico ma moderno e attuale, in grado di testimoniare la grandezza, il fascino, l'autentica magia della Valpolicella.
Il Recioto della Valpolicella
Il nome Recioto deriva da un termine dialettale "recia", che indica i grappoli più piccoli e più radi detti appunto le "recie", oltre che dalle appendici esterne dei grappi meglio esposte, più mature e ricche di zuccheri.
In un suo nuovo libro dedicato proprio ai vini Recioto del veronese (Recioto della Valpolicella e di Soave) la giornalista Elisabetta Tosi dedica al Recioto delle felicissime parole che ci sentiamo pienamente di condividere: "la lunga nascita del Recioto - osserva - comincia nel campo, continua nei fruttai, si perfeziona in cantina: un lentissimo, paziente venire alla luce che l'uomo accompagna e guida".
Fratello o addirittura "padre" dell'Amarone, nato dalla stessa calibrata combinazione di uve, il Recioto se ne differenzia sensibilmente non solo per la diversa tipologia d'uso a tavola (vino da carni rosse, selvaggina, formaggi stagionati l'Amarone, vino da fine pasto, pasticceria secca, crostate a base di frutta, da "meditazione" il Recioto), e per il gusto, decisamente più dolce e amabile, ma per una serie di motivazioni di carattere tecnico.
Le uve destinate al Recioto, che mantiene un residuo naturale di zuccheri grazie ad un mirabile equilibrio naturale, vengono generalmente raccolte ancora più tardi di quelle destinate all'Amarone e hanno un tenore zuccherino addirittura maggiore, vengono lasciate in appassimento per un periodo ancora più prolungato, sviluppando aromi più intensi e concentrati e una dolcezza naturale, ed inoltre l'arresto delle fermentazioni avviene in modo naturale, perché a fronte di un elevatissimo grado zuccherino i lieviti non possono svolgere l'azione regolare che esercitano nel caso dell'Amarone.
La produzione di Recioto è molto inferiore a quella dell'Amarone e spesso i produttori, tra i quali figurano veri e propri specialisti, che non necessariamente sono i migliori produttori di Amarone e viceversa, preferiscano saltare l'annata quando le condizioni non siano ideali per realizzare un vino che sia dolce, ma senza eccessi, piacevole, di buona struttura, ma destinato ad essere fondamentalmente piacevole come un nettare.
Molto diverse, nel caso del Recioto e dell'Amarone, sono anche la longevità ed il potenziale d'invecchiamento: se l'Amarone è un vino che nelle annate migliori può conservarsi splendidamente per alcuni decenni, il Recioto tende ad essere consumato più giovane, nell'arco dei cinque - sei anni dall'epoca della vendemmia. Le differenti sensibilità oggi in campo, ed un modo piuttosto differenziato, da parte dei produttori, di considerare il Recioto (che molto spesso oggi viene fermentato e affinato in piccoli fusti di rovere francese e non solo in acciaio o grandi botti di rovere di Slavonia), fanno sì che un numero crescente di Recioto possa essere conservato con ogni cura in cantina per un più lungo periodo di tempo.
Gran parte dei produttori di Recioto della Valpolicella ha da tempo scelto la mezza bottiglia, da mezzo litro o da 0,375, come contenitore ideale per proporre un vino che deve essere centellinato e servito a bicchiere non solo nella ristorazione, ma nei più gradevoli momenti conviviali domestici.
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