La Valpolicella

 

La Valpolicella e le sue vallate

L’azienda Tedeschi è una delle aziende storiche della Valpolicella.

L’area di produzione della Valpolicella – attualmente sono circa 7000 gli ettari vitati iscritti all’albo – è una zona molto ampia delineata a nord dalle montagne dei Lessini, a sud dalla pianura veronese, a est dalla zona di Soave e a ovest dal fiume Adige. L’area è suddivisa in tre zone: quella Classica (a nord ovest di Verona), la Valpantena (una stretta fascia di vigneti a nord di Verona) e la Valpolicella est (a est di Verona e che in parte si sovrappone alla zona DOC del Soave). I terreni aziendali si trovano sia nella zona classica che in quella a est.

La Valpolicella Classica comprende le 3 valli di Negrar, Marano e Fumane, con i comuni di Fumane, Marano, Negrar, San Pietro Incariano e Sant’Ambrogio di Valpolicella. Dalle tre valli principali si ottengono vini con caratteristiche differenti. La valle di Negrar offre vini eleganti, di grande struttura e minerali, molto armonici. La valle di Marano dona vini di elevata qualità e molto aromatici soprattutto nelle annate calde, vista l’altitudine dei vigneti posti a 400 metri s.l.m. Infine, la valle di Fumane dà vini con leggero residuo zuccherino, morbidi, mentre la zona più a sud (dove la valle incontra i paesi di Sant’Ambrogio e Gargagnago) dà vita a vini molto tipici, di bassa acidità, ma con ottima struttura e di lunga durata.

I vigneti di proprietà della famiglia Tedeschi nella zona Classica sono in parte a Pedemonte e in parte nei comuni di Sant’Ambrogio e di Fumane. A Pedemonte si trova il vigneto Monte Olmi, uno dei primissimi cru della zona e oggi conosciuto in tutto il mondo. Il vigneto si estende per circa 2,5 ettari e si sviluppa su terrazze con muretti a secco.

I vigneti situati a est di Verona si sviluppano invece lungo la Val Squaranto, la valle di Mezzane e la Val d’Illasi. Qui il territorio appare come un alternarsi di colline e di ripide gole, risultato di eruzioni vulcaniche preistoriche. Il terreno è ricco di fossili marini, soprattutto nella zona di Illasi. I comuni in questa zona sono Verona, san Martino Buon Albergo, Mezzane di Sotto, Colognola ai Colli, Illasi e Tregnago.

E’ qui che si trova la proprietà Maternigo, acquistata nel 2006 all’interno della zona a Denominazione di Origine Controllata Valpolicella, tra i comuni di Tregnago e di Mezzane di Sotto. L’acquisto è il risultato di una lunga e attenta ricerca condotta da un pool di agronomi e geologi chiamati per identificare i terreni più vocati alla produzione di vini di elevata qualità.

Origine del nome Valpolicella

Alla metà del secolo XII i nomi di Valle di Pruviniano e di Valle di Veriago, dati a due zone ben distinte dell’odierna Valpolicella, scompaiono: compare per la prima volta il nome volgare di “Val Polesèla”, in un decreto di Federico Barbarossa del 24 agosto 1177, un anno dopo la battaglia di Legnano. L’etimologia della parola Valpolicella (toscanizzazione di Val Poleséla) è stata oggetto di numerosi studi e di ricerche fin dal XVI secolo. La spiegazione nella lingua greca le attribuisce il significato di “terra dai molti frutti-terra dalle molte piante”, con riferimento alle condizioni naturali di fertilità della nostra terra. Ma se si trattasse di una parola composta, allora il significato cambierebbe in “molto splendida”, qualifica che si addice bene alla Valpolicella. Uno studio del Dionisi prospettò una duplice derivazione, dal greco (poli) e dal latino (cella) e ottenne il significato di “custodia di molto”, legato al concetto di fecondità e quindi di abbondanza. A sua volta Asquini pensò alle “celle vinarie”, ossia alle cantine. Un ulteriore studio di Toniolo ha analizzato la parola Poleséla, spiegandone le origini alle caratteristiche morfologiche della zona di pianura che si stende allo sbocco delle varie vallate della regione e lungo il corso dell’Adige. E’ difficile spiegare con questa teoria l’estensione del nome ad una regione più vasta, quella collinare e montana, lontana dall’Adige. Rimane comunque la teoria con maggior credito da parte degli eruditi.

L’azienda e il vigneto

Al centro delle attenzioni di un vitivinicoltore serio non può che esserci l’uva. Potrebbe apparire una banalità, ma è vero che un grande vino – autentico e ricco di carattere – non può che nascere da uve perfette. Per questo il lavoro della nostra famiglia si sviluppa soprattutto all’interno dei vigneti e si concentra nella cura delle piante. Ma la profonda attenzione alla vigna implica anche la ricerca di ottenere una perfetta interazione tra caratteristiche del terreno, il microclima, l’esposizione, la scelta delle giuste varietà e il sistema colturale: niente può essere lasciato al caso. Grazie a questo lavoro costante e meticoloso i vini Tedeschi sono diventati sinonimo di terroir e di Valpolicella in tutto il mondo.

Il disciplinare di produzione vigente prevede che l’uvaggio sia composto prevalentemente da uve Corvina dal 45 al 95%. E’ comunque ammesso in tale ambito la presenza di Corvinone nella misura massima del 50%, in sostituzione di una pari quantità di Corvina. Le uve Rondinella possono concorrere da un minimo del 5 a un massimo del 30%, mentre le altre varietà tipiche del territorio, come la Molinara, rientrano tra i “vitigni a bacca rossa non aromatici ammessi nella provincia di Verona” e sino ad un massimo del 15% (la singola varietà non può essere superiore al 10%). Possono essere infine utilizzate altre uve autoctone italiane (ai sensi della Legge 82/06 art. 2) a bacca rossa ammesse alla coltivazione nella provincia di Verona fino ad un massimo del 10%.

Produttori di Valpolicella, di Amarone e di Recioto in Valpolicella da secoli, noi crediamo fermamente che le uve autoctone del territorio siano necessariamente le migliori e le più indicate alla produzione di vini di elevata qualità e dal forte carattere territoriale. Le uve della Valpolicella hanno infatti un profilo di grande attualità, e ognuna di loro concorre in maniera fondamentale e determinante alla composizione ideale del vino. Per questo nei vigneti di proprietà vengono coltivate anche piccole percentuali di cultivar meno note ma altrettanto tradizionali in Valpolicella come l’Oseleta, la Dindarella, la Negrara, la Rossignola e la Forselina; tutte da studiare e rivalutare al fine di rendere i vini più complessi e con un profilo organolettico più variegato.

Corvina veronese

Presenta un grappolo piccolo, compatto, di forma piramidale e alato asimmetricamente. L’acino, di forma sferica elissoidale e con buccia pruinosa e di colore blu-violetto, può essere soggetto ad attacchi di botrite. Dà vita ad un vino colore rosso vivace, con spiccato gusto di ciliegia e lampone, d’ottima struttura, complesso ed elegante.

Corvinone

Presenta un grappolo grande, compatto e piramidale con due ali. L’acino è grande e di forma sferica elissoidale, con buccia pruinosa e spessa, di colore blu-violetto. L’uva è soggetta, più della Corvina, ad attacchi di botrite. Dà vita ad un vino di colore rosso vivace, ricco, vellutato, intensamente fruttato, soprattutto nel caso di uve di provenienza collinare.

Rondinella

Presenta un grappolo compatto, cilindrico-piramidale ad ala unica. L’acino è di forma cilindrica, di colore blu-violetto e ha buccia spessa. E’ un’uva molto resistente alle malattie e quindi particolarmente adatta all’appassimento. Dà vita ad un vino di colore rosso vivace, con nitide note di ciliegia e di frutti di sottobosco e ha una buona acidità..

Il territorio

La Valpolicella è una terra straordinaria, ricca di monumenti, di opere d’arte e di gioielli architettonici che testimoniano il passaggio sul territorio di antiche civiltà. La famiglia Tedeschi è presente in Valpolicella fin dalla prima metà del XV secolo. Il forte legame con la terra si è tradotto negli anni anche nella valorizzazione di alcuni monumenti come le quattro Pievi della Valpolicella, che sono diventate protagoniste dell’etichetta di cinque annate del Rosso La Fabriseria, oggi non più prodotto. Nelle annate 1997, 1998, 1999, 2000, 2001, 2003 sono stati riportati in etichetta particolari architettonici delle pievi. Questo breve viaggio alla riscoperta dell’arte locale ha poi portato alla realizzazione della monografia intitolato “Profumi d’antico in Valpolicella: le Pievi”.

Per ulteriori informazioni sulle pievi è possibile visionare

 

Pieve di San Floriano
le Pievi della Valpolicella
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ed i documenti:

 

Pieve di San Martino di Negrar
la Pieve di San Martino di Negrar
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Pieve di Arbizzano
la Pieve di Arbizzano
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Pieve di San Giorgio Ingannapoltron
la Pieve di San Giorgio Ingannapoltron
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Pieve di San Floriano - chiostro
la Pieve di San Floriano
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Oltre alle pievi, la Valpolicella è nota per le sue ville patrizie che costellano le colline. Un’escursione a Verona, che dista soli 8 chilometri dalla cantina, è d’obbligo per visitare i suoi monumenti romani, a partire dalla celebre Arena, fino a quelli dell’epoca scaligera. Infine, una gita al lago di Garda con le sue belle colline e i monti che si specchiano sulle acque offre una rara occasione di relax. Un’escursione sul Monte Baldo regala infine una vista mozzafiato sul lago più grande d’Italia. Ovunque i ristoranti del territorio propongono piatti della più antica tradizione veronese, gelosamente tramandati di famiglia in famiglia e perfetti per l’abbinamento con i grandi vini della Valpolicella.